DUOMO DI ORVIETO: IL FASCINO DEI MOSAICI DORATI E SCULTURE GOTICHE

Ricorre ogni 28 settimane fino a Gio Dic 31 2020 .
Ven, 20/01/2017
Ven, 04/08/2017
Ven, 16/02/2018
Ven, 31/08/2018
Ven, 15/03/2019
Ven, 27/09/2019
Ven, 10/04/2020
Ven, 23/10/2020

Un grande gioiello gotico posato su un massiccio sperone roccioso. Così si presenta il duomo di Orvieto, edificio della fine del XIII secolo progettato originariamente in forme romaniche evolutesi poi in un raffinato stile goticheggiante, determinato anche dal prolungarsi del cantiere sotto la direzione di diversi architetti. Il grande edificio si affaccia sulla piazza principale con un'elaborata facciata cesellata da decorazioni architettoniche e luminosi mosaici trecenteschi e quattrocenteschi, rappresentanti scene della vita di Cristo e della Vergine Maria e le figure dei quattro Profeti. La superficie della facciata è divisa in tre zone dai portali, esaltati da spessi cordoni sorretti dalle colonnine degli stipiti. Tra un portale e l'altro sono presenti bellissime lastre scolpite a bassorilievo, volute da Lorenzo Maitani nei primi del Trecento, esempi di scultura gotica raffiguranti storie del Nuovo e dell'Antico Testamento e aventi come tema comune il destino dell'uomo. Separata da una fascia ad archetti ciechi, la parte superiore, introdotta dalla superficie dorata dei mosaici, è dominata al centro dal rosone inquadrato da una spessa cornice decorata opera dell'Orcagna (Andrea di Cione) e da piccoli stralci musivi rappresentanti i 4 dottori della Chiesa. Piccole statue in nicchie, raffiguranti 12 profeti (XIV-XV secolo) e i 12 apostoli (XVI secolo), sono distribuite tutte intorno, creando una sorta di cornice a rilievo decorata. Lateralmente, separate da corposi fasci di sottili colonnine che percorrono la facciata fino alle guglie superiori, due grandi cuspidi mosaicate dai colori vivaci coronano i portali minori. Altri dettagli sono stati aggiunti nel corso del Cinquecento da Michele Sanmicheli e Antonio da Sangallo il Giovane, i quali avviarono al termine i lavori della facciata, che si chiusero ufficialmente alla fine del XVI secolo. Nonostante la stratificazione dei lavori, la facciata appare come un organico e unitario progetto di stampo gotico, come sottolinea l'uso di guglie, cuspidi e forme fortemente ascensionali. L'interno, come i fianchi dell'edificio, è caratterizzato da un paramento bicolore a bande orizzontali di tradizione romanica, secondo un uso prevalentemente toscano. Le tre lunghe navate sono divise da imponenti pilastri con archi a tutto sesto che giungono sino alla zona presbiteriale, interrotta da un piccolo transetto non sporgente. In quest'area si aprono due importanti cappelle: la Cappella di San Brizio e la Cappella del Corporale. La cappella di San Brizio fu realizzata nella prima metà del Quattrocento e fu decorata tra il 1450 e il 1504 con affreschi di Beato Angelico e Benozzo Gozzoli, terminati in seguito da Luca Signorelli, che dipinse le scene apocalittiche, il Compianto su Cristo morto, alcune vele rimaste incompiute e i poeti antichi nello zoccolo. Un eccezionale esempio di pittura rinascimentale che si contrappone alla frontale Cappella del Corporale, più antica. Gli affreschi di quest'ultima, risalenti alla metà del Trecento, raffigurano principalmente episodi legati alla Messa di Bolsena e al mistero della transustanziazione, poiché l'edificio ospita il lino utilizzato proprio in quella storica occasione. La particolare dedicazione della cappella richiama la presenza del Reliquiario del Corporale, gioiello di oreficeria del 1337 dalle fattezze che richiamano la facciata del Duomo stesso, oltre ad altre scene illustrate. Lo stesso autore degli affreschi della cappella si dedicò anche alle Storie della Vita della Madonna del presbiterio, richiamate dalle Storie di Maria e di Cristo della vetrata. Queste storie illustrate, insieme al paramento bianco-verde delle pareti, impreziosiscono gli interni di edificio che pare tutto raccolto in memorie gotiche, annunciato da una facciata-gioiello che domina la piazza, meravigliosa protagonista del centro storico.

Federica Gennari