ALICE PRIN, MODELLA BOHEMIEN PER MAN RAY

Sab, 29/04/2017

Nel 1921, dopo aver rotto con sua moglie, Adon Lacroix, Man Ray lascia New York per Parigi, dove ha incontrato Alice Prin (Châtillon-sur-Seine, 2 ottobre 1901 – Parigi, 29 aprile 1953), celebre performer presso gli artisti bohémien dell’epoca, che scelse il nome di Kiki de Montparnasse – kiki era il termine slang usato al posto di “vagina”. Lei costituì dunque il maggiore esempio di connubio tra musa e modella, e i due sarebbero stati compagni di vita nei successivi 8 anni.
La Prin ha posato per famose fotografie come “Violon D'Ingres” (1924) e “Blanche Et Noire” (1926), solo per citare alcuni tra gli oltre cento scatti dove appare; è stata anche protagonista di alcuni film sperimentali di stampo surrealista, il più famoso dei quali rimane “L'étoile de mer”, per la regia dello stesso Man Ray.
Il titolo allude a una stella marina mostrata in una scena centrale, e simboleggia il pensiero della bellezza ideale, paragonata alla perfezione della donna, in questo caso proprio Kiki.
Si dice inoltre che esistano immagini pornografiche di loro due – tra cui quella dove Alice Prin è intenta ad eseguire una fellatio.
Entrambi sembravano vivere una relazione appassionata e tumultuosa, che terminò nel 1929.
Lei era diventata troppo per Man Ray: fu arrestata infatti dopo aver partecipato ad una rissa, colpendo un poliziotto che le aveva dato della prostituta; la notizia suscitò molto clamore.
Ray le scelse così un avvocato che la rappresentasse, il quale riuscì a scagionarla solo dichiarando che la ragazza soffriva di una «malattia nervosa».
Dopo tale episodio il loro legame divenne sporadico, finendo quando Man Ray si innamorò dell’assistente Sue Miller.
Anche Kiki era già coinvolta in un'altra storia: ma le immagini che la ritraggono ad opera dello stesso Ray, restano comunque nella memoria perché piene di amore e di lussuria.
Nata a Chatillon-sur-Seine il 2 ottobre 1901, visse con la nonna fino a 12 anni trascorrendo un’infanzia poverissima, per poi raggiungere a Parigi la madre; quest’ultima scoprì la figlia mentre posava nuda in un atelier, proibendole di tornare a casa.
Iniziò dunque un periodo di instabilità abitativa, che non le impedì tuttavia di divenire una delle principali figure avanguardistiche dell’epoca bohémien; primo esempio di donna emancipata del ventesimo secolo, la Prin si distinse attraverso una forte libertà di stile, linguaggio e pensiero che può essere imparata in un’unica scuola –la scuola della vita.
In “Souvenirs”, l’autobiografia realizzata nel 1929 con introduzione di Hemingway, scrisse: “Ho solo bisogno di una cipolla, un tozzo di pane e una bottiglia di vino rosso, e troverò sempre qualcuno che me li offre.”
Nel 1940, ricercata dai tedeschi che avevano invaso Parigi, si rifugiò negli Stati Uniti; gli ultimi anni, però, furono parecchio difficili: ingrassata, dipendente dalle droghe e in condizioni di salute precarie, era costretta a leggere la mano ai clienti dei bistrot.
Morì nel 1953, per complicazioni legate all’abuso di stupefacenti: con lei, erano terminati i giorni felici a Montparnasse.
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Jonathan Maestri