GUIDO RENI, IL PIU GRANDE CARAVAGGESCO

Ven, 04/11/2016

Come narra Giovan Pietro Bellori, fin da bambino Guido Reni veniva portato ai concerti nei quali il padre musicista si esibiva, in modo da poter essere anch’egli avviato alla professione paterna. In una di queste occasioni, il fanciullo, che spesso per allontanare la noia disegnava, conobbe un pittore fiammingo, naturalizzato bolognese, Denijs Calverat. Questi, scoperte le sue attitudini artistiche, persuase il padre ad assecondare la sua vocazione.

I primi passi nel mondo dell’arte di Guido Reni

Dopo le prime esperienze presso il maestro fiammingo, Guido, nato a Bologna nel 1575, si avvicinò, quasi ventenne all’Accademia degli Incamminati e seguì gli insegnamenti dei Carracci, in particolare di Ludovico. Dal 1600 studiò le opere di Caravaggio, di Raffaello e Tiziano. Reni credeva che il pittore dovesse imitare fermamente la realtà, però non quella quotidiana, preferita dal Caravaggio, fatta di oggetti e persone anche non belle, ma una “ideale”, creata selezionando quanto di più bello offriva la natura stessa. Egli ricerca, quindi, la bellezza ideale e non quella che ha solitamente sotto gli occhi. E’ egli stesso a dirlo, in una lettera con la quale accompagnava un suo quadro rappresentante San Michele Arcangelo.

Guido Reni e l’esaltazione del Classicismo

Viaggiò molto tra Roma, Fano, Mantova e le maggiori città Europee grazie al suo talento naturale che lo consacrò come l’artista che meglio ha esaltato il classicismo ed anche se non soggiornò per un lungo periodo a Roma, la capitale dell’arte e del Barocco, riuscì a trasportare la monumentalità e la fantasia delle opere barocche in Europa. Questo è un merito che non tutti gli artisti possono vantare di aver avuto.
La sua esaltazione del classicismo è stato ciò che ha fatto la fortuna di Guido Reni tra i suoi contemporanei; riusciva ad imitare la qualità espressiva di Caravaggio mescolandolo con Raffaello e creando un nuovo stile che sarà il primo lampo di luce per l’avvio del neoclassicismo.
Il Carracci scrisse in una lettera di quanto fosse felice che il Reni fosse stato un suo allievo; la critica successiva, soprattutto del Novecento, ha avuto la tendenza a ridimensionare la fama di Guido Reni, ponendolo come un artista che ha “paralizzato l’arte”.


Guido Reni, alla ricerca di una bellezza ideale nell’anima Tuttavia, nella sua vita Guido Reni ha avuto l’onore di lavorare per le più importanti corti d’Europa dal 1615 in poi; la sua fama crebbe esponenzialmente e vinse svariati concorsi a livello internazionale. Nell’ultimo periodo di vita, invece, cerca la bellezza ideale anche nell’anima, regalando ai corpi una leggerezza pura. Dopo la morte di Antonello Carracci, divenne l’esponente di spicco della scuola emiliana. Il suo amore verso il classico culminò nell’Aurora di Palazzo Ludovisi, a Roma.

Nonostante le notizie riguardo la vita di Guido siano scarse, principalmente perché la dedicò esclusivamente all’arte, rimane uno dei migliori esponenti dell’arte del Seicento; è stato molto rivalutato dalla critica per le sue composizioni al cui ordine magistrale si oppongono drappeggi vaporosi, ombre e mezze ombre che mostrano il lato migliore della natura e dell’uomo.