Sandro Botticelli

Mer, 17/05/2017


Fu costretto ad abbandonare sul rogo alcuni dei suoi dipinti. Il rogo è ricordato come
 "falò delle vanità" del 7 febbraio del 1497, ordinato dal frate domenicano Girolamo Savonarola.

Alessandro di Mariano di Vanni Filipepi (Firenze, 1º marzo 1445 - Firenze, 17 maggio 1510), meglio conosciuto come Sandro Botticelli, rappresenta uno dei più celebri pittori del Rinascimento italiano. Formatosi nella bottega di Filippo Lippi, da questi deriva forti influenze nelle prime produzioni, riscontrabili anzitutto in una serie di madonne con bambino e angeli, realizzate attorno al 1465.
Nel corso della carriera risulteranno preponderanti anche le influenze di Andrea del Verrocchio, soprattutto nell'impostazione dello spazio in piani scalari riscontrabile in alcune Madonne del periodo tra il 1468 e il 1469.
Nel 1469 ottiene la sua prima commissione pubblica e realizza per il Tribunale della Mercanzia di Firenze un pannello raffigurante la Fortezza (Firenze, Galleria degli Uffizi),

da inserire nel ciclo delle Virtù per il quale era stato incaricato Piero Pollaiolo: pur attenendosi all'impostazione e allo schema del Pollaiolo, Botticelli dimostra già, in quest'opera giovanile, quell'eleganza e ricerca intellettuale che caratterizzeranno tutta la sua arte. Nonostante l'emergenza di tali elementi, il dittico del 1472 con le Storie di Giuditta (Firenze, Galleria degli Uffizi) rivela ancora l'assimilazione della lezione del Pollaiolo da una parte, con la sua forte espressività lineare e cromatica, e di Filippo Lippi dall'altra, per i toni più pacati e idilliaci del Ritorno di Giuditta a Betulia. Ben presto Botticelli si accosta all'Accademia Neoplatonica e ai circoli culturali medicei e questo si traduce in un recupero della tradizione antica, anzitutto sotto forma di modello etico: in arte, questo si trasforma in una nuova generale attenzione per l'amore e la bellezza, intesi come mezzo di elevazione spirituale, e nel recupero della tematica mitologica profana. L'avvicinamento ai Medici, inoltre, garantirà all'artista numerosi incarichi e la costante protezione della potente famiglia fiorentina.

Nel 1475 Botticelli realizza la celebre Adorazione dei Magi (Firenze, Galleria degli Uffizi), nella quale inserisce i ritratti di alcuni membri della famiglia medicea, quali Cosimo il Vecchio con i figli, Lorenzo il Magnfico e Giuliano.

L'innovatività della scena sta non solo nell'impostazione prospettica che porta in primo piano l'accalcarsi della folla e il corteo dei Magi, solitamente collocato lateralmente, ma anche nel significato allegorico del contesto che, opponendo le rovine antiche sullo sfondo e la Natività in primo piano, allude al paganesimo soppiantato dalla nuova era cristiana .
Agli anni successivi risalgono una serie di ritratti di sapore fiammingo, quale il Ritratto di Giuliano de'Medici (1478, Washington, National Gallery of Art).
Un incarico di grande rilevanza è stato per Botticelli la decorazione della Cappella Sistina a Roma (1480-82), insieme al Perugino e Cosimo Rosselli, dove lavora alle Storie della Vita di Cristo e di Mosè realizzando tre scene e alcuni ritratti ora ridipinti.

A questo periodo risale inoltre una delle opere più celebri del Botticelli, la Primavera (1482, Firenze, Galleria degli Uffizi), commissionata da Lorenzo di Pierfrancesco de' Medici, al cui personaggio e al cui matrimonio sembra alludere l'opera.La tela è sicuramente frutto del clima neoplatonico fiorentino e rappresenta un gruppo di figure in un bosco fiorito, probabilmente da interpretare quale raffigurazione dell'amore carnale trasformato in Amore perfetto. A destra, Zefiro rapisce Clori, trasformata poi in Flora, la primavera, personificata da una donna dall'abito fiorito., mentre al centro, Venere e Cupido, dominano la scena. A sinistra le Grazie danzanti affiancano Mercurio, in atto di toccare con una freccia le nuvole. Botticelli dona alla rappresentazione equilibrio, eleganza e naturalezza, anche grazie ai colori delicati che regalano alla scena un'atmosfera preziosa.
Legata a quest'opera è la Nascita di Venere (1482-85, Firenze, Galleria degli Uffizi), che rappresenta l'arrivo di Venere all'Isola di Cipro, con l'aiuto dei venti Aura e Zefiro, accolta da una fanciulla con un ampio mantello rosso.

In questo caso, Venere si lega al neoplatonismo in qualità di Venere Celeste, nel suo atteggiamento pudico, simbolo di purezza e semplicità. Come nel caso precedente, il dipinto è costruito su una simmetria elegante, fatta di linee bilanciate e fluide, che rendono i movimenti aggraziati e leggiadri. Il colore rimane su tonalità chiare e luminose, in grado di riprodurre con una certa veridicità la leggerezza e la morbidezza dei tessuti delle vesti fluttuanti.
Realizza anche una Pallade che doma il centauro (1483-84, Firenze, Galleria degli Uffizi), probabilmente una trasposizione del pensiero neoplatonico, una rappresentazione simbolica della ragione che vince sull'istinto; dello stesso periodo sono inoltre Venere e Marte e la Madonna del Magnificat (Firenze, Galleria degli Uffizi), il primo ancora d'ispirazione filosofico-neoplatonica, mentre il secondo di soggetto religioso. In quest'ultima opera la ricchezza descrittiva si sofferma su numerosi dettagli, che vanno dai tessuti preziosi, ai capelli fluenti della Vergine, al paesaggio sullo sfondo: Botticelli riesce a sposare, con notevole grazia, la tematica religiosa e spirituale ad uno stile ricco e classicheggiante, riscontrato già nelle opere precedenti.

La crisi della pittura del Botticelli si ritiene legata alle predicazioni fiorentine del Savonarola contro il lusso, il paganesimo e, di conseguenza, i temi mitologici: facendo breccia nell'artista, ciò provoca un brusco cambiamento in direzione di un misticismo quasi esasperato, rinnegante i contenuti e l'eleganza classicheggiante del Botticelli neoplatonico. Da qui, le forme si fanno più affilate ed espressive, anche grazie ad un cromatismo ed un chiaroscuro accentuati; i contenuti, ora, sono esclusivamente religiosi.
La rivoluzione stilistico-iconografica botticcelliana di questo periodo produce grandi effetti nella Calunnia (1490-95), ma soprattutto nel Compianto sul Cristo morto (1495, Milano, Museo Poldi-Pezzoli), dove i colori chiari delle opere mitologiche si scuriscono e la scena si drammatizza, perdendo l'armonia compositiva del primo stile; i riflessi più pesanti di tale cambiamento e lo sconvolgimento per la morte del Savonarola (1498) si notano anche nell'importantissima Natività mistica (1501, Londra, National Gallery), dove i toni apocalittici sono esaltati anzitutto da un ritorno ad una certa rigidità formale e all'assenza d'impianto prospettico, tipiche delle opere pre-rinascimentali. Il fondo oro che unifica la danza degli angeli, nella parte superiore del quadro, sembra infatti richiamare alcune pale del Trecento.

Ad oggi si può ritenere che il declino dell'artista non fu determinato tanto dal ritorno alla tematica religiosa, quanto ad un notevole irrigidimento delle forme e degli schemi compositivi, una drammatizzazione delle scene interpretabile come volontà di scuotere il pubblico, il quale non apprezzò e non capì il ritorno dell'artista ad un'arte più arcaica. Da una pittura aggraziata, dalla bellezza immutabile della Nascita di Venere, da un linearismo equilibrato ed una composizione elegante e fluida, Botticelli passò ad un espressionismo arcaicizzante, sintomo di un cambiamento che determinò la fine della carriera del grande artista, che morì in povertà nel 1510. 

Federica Gennari