CHARLES DURNING, IL CARATTERISTA DI HOLLYWOOD

Mar, 28/02/2017

Charles Durning nasce ad Highland Falls il 28 Febbraio 1923, penultimo di cinque figli, da Louise M. e James Durning: la madre è lavandaia, il padre un immigrato irlandese che ha acquisito la cittadinanza prestando servizio nell’esercito.
A 21 anni, lo stesso Charles prende parte allo sbarco di Normandia e alla battaglia delle Ardenne: per il valore dimostrato durante la guerra riceve quattro medaglie, una Silver Star e tre Purple Heart; nel 2008, invece, gli viene conferita la Legione d’onore.
Tornato dal fronte, decide di cominciare la carriera d’attore: si iscrive così all'Accademia Americana di Arti Drammatiche a New York, ma è espulso in quanto riconosciuto privo di talento; dopo una serie di piccole parti televisive, nei primi ’70 ottiene ruoli cinematografici importanti, in pellicole come “Hi, Mom!” e “Le due sorelle” di Brian De Palma, o “Un uomo senza scampo” di John Frankenheimer.
Da qui inizia a recitare in autentici cult movie: segnaliamo, ad esempio, “Prima pagina”, “Quel pomeriggio di un giorno da cani” e “Fury”; nel decennio seguente, ha la soddisfazione di essere nominato agli Oscar, grazie ai lungometraggi “Il più bel casinò del Texas” (1982, di Colin Higgins) e “Essere o non essere” (1983, diretto da Alan Johnson).
Nel 1990 vince un Tony con l’interpretazione ne “La gatta sul tetto che scotta”, ed entra anche nel cast della sitcom Evening Shade per ben 98 episodi nell'arco di quattro stagioni; nonostante ciò, non riduce affatto gli impegni sul grande schermo: seguono infatti “Dick Tracy”, “Detective coi tacchi a spillo”, “Mister Hula Hoop”, “Genio per amore”, “A casa per le vacanze”.
Dedicatosi successivamente principalmente alla televisione, non manca di apparire in celebri produzioni del calibro di “Fratello, dove sei?” o “Hollywood, Vermont”: proprio a Hollywood, nel 2008, si guadagna una “stella” sulla prestigiosa “Walk of Fame” , ricevendo inoltre il premio alla carriera Screen Actors Guild Award.
Muore a New York il 24 Dicembre 2012.

Gabriele Fagioli