IL PRIMO GIORNO DEL CINEMA

Sab, 11/07/2015

Il cinema di oggi è ricco di effetti ed emozioni, ci incanta con gli effetti speciali sempre più sofisticati al di là di ogni immaginazione. Ma quale è l'origine di tutto questo?
Furono i fratelli Lumière gli artefici della grande avventura della cinematografia intesa come spettacolo d’intrattenimento con proiezione di fotografie scattate in rapide seguenze, dando l'illusione del movimento allo spettatore. Più precisamente furono Auguste Marie Louis Nicolas Lumière (Besançon, 19 ottobre 1862 - Lione, 10 aprile 1954) e Louis Jean Lumière (Besançon, 5 ottobre 1864 - Bandol, 6 giugno 1948), inventori del proiettore cinematografico e tra i primi cineasti della storia.

I due fratelli inventori, brevettarono parecchi apparecchi tra cui il “foro di trascinamento” nella pellicola cinematografica che permetteva lo scorrimento della stessa attraverso il proiettore e il “cinematografo”, uno strumento con la duplice funzione di camera e di proiettore.
La prima proiezione pubblica, un evento storico, risale a 11 luglio 1895, nelle sale parigine della "Revue générale des sciences". Il pubblico rimase entusiasta e lo manifestò con interminabili applausi.
Il primo spettacolo a pagamento si tenne il 28 dicembre 1895 a Parigi al Grand Café sul Boulevard des Capucines. Si trattava della proiezione di scene prese dal vero, della durata di circa cinquanta secondi, caratterizzate da inquadrature fisse, prive di montaggio. Spesso appariva anche l’operatore.
In uno delle prime proiezioni veniva ripreso un treno che entrava in stazione e i primi spettatori temendo che il treno li potesse travolgere davvero, saltarono indietro.
Questa nuova invenzione portò una immediata e significativa rivoluzione culturale che, paradossalmente, proprio gli stessi inventori furono i primi a non credere nel futuro della loro invenzione. I fratelli Lumière preferirono dedicarsi ad altri progetti in ambito fotografico, tra cui il processo “Autochrome Lumière” che fu alla base del processo “Kodachrome”, ancora in uso.

Andrea Carraro