GIACOMO CASANOVA, LA REALTA' CHE SUPERA LA FANTASIA

Dom, 02/04/2017

Scrive di se in una lettera: "Scrivo la mia vita per ridere di me e ci riesco. Scrivo tredici ore al giorno, e mi passano come tredici minuti. Qual piacere ricordare i piaceri! Ma qual pena richiamarli a mente. Mi diverto perché non invento nulla. Ciò che affligge è l'obbligo che ho, a questo punto, di mascherare i nomi, dal momento che non posso divulgare gli affari degli altri".
Giacomo Girolamo Casanova (Venezia, 2 aprile 1725 – Dux, odierna Duchcov, 4 giugno 1798), un Veneziano, avventuriero, scrittore, filosofo, poeta, alchimista, diplomatico e agente segreto Italiano.
Casanova, era un uomo che possedeva una personalità magnetica ed affascinate, dotato di qualità intellettive ed oratorie superiori alla media. "Talenti" che saprà sfruttare al meglio nelle corti europee. Era un uomo alto un metro e novanta, dall'occhio vivace e dal carattere appassionato e volubile, era di grandi e molteplici interessi, ambizioso e brillante, amava il lusso che non sempre si poteva permettere. 
Viene principalmente ricordato come avventuriero e come colui che fece del proprio nome il sinonimo di seduttore. A questa fama contribuì verosimilmente la sua opera più importante: Histoire de ma vie, in cui descrive, con la massima franchezza, le proprie avventure, i suoi viaggi e i suoi innumerevoli incontri galanti.
Nel 1742, si laurea in giurisprudenza a Padova. Tenta la carriera ecclesiastica ma, naturalmente, la cosa non si attaglia alla sua natura; prova allora quella militare, ma poco dopo si dimette. La sua vita irregolare e vivace lo costringe a scappare da Venezia.
Si rifugia a Parigi. Dopo tre anni fa ritorno nella sua città natale, dove viene accusato e messo in prigione per aver disprezzato la Santa Religione per un'avventura con due monache. Il 31 ottobre 1756 riesce ad evadere e questa fuga lo renderà estremamente celebre.
Malgrado i continui e frequenti viaggi manterrà sempre l'animo veneziano, innamorato della sua città. Amante della "dolce vita" della città che si svolge tra teatri, bische e casini, dove organizza cene elegantissime e consuma assieme alla bella di turno incontri galanti. 
Dopo la fuga si rifugia a nuovamente Parigi, qui viene arrestato una seconda volta per i suoi debiti. Rilasciato dopo ochi giorni, continua i suoi innumerevoli viaggi che lo portano in Svizzera, Olanda e a Londra. Più tardi si reca in Russia e Spagna.
- Nel 1769, dopo vent'anni, ritorna in Italia, ma dovrà aspettare due anni prima di ricevere il permesso di tornare nella sua adorata Venezia.
A breve è costretto a fuggire un'altra volta da Venezia, ed a
 58 anni riprende il suo vagabondare per l'Europa e scrive altri libri come "Storie della mia vita" e "Storie della mia fuga" del 1788.
Di se stesso e delle personalità simili alle sue dirà: "Felici quelli che senza nuocere a nessuno sanno procacciarsi il piacere, e insensati gli altri che si immaginano che l'Essere Supremo possa rallegrarsi dei dolori e delle pene e delle astinenze ch'essi gli offrono in sacrificio".
Le sue ultime celeberrime parole sono state: "Gran Dio e testimoni tutti della mia morte: son vissuto filosofo e muoio cristiano". Della morte pensava che si trattasse solo di un "mutamento della forma".