DE: QUANDO IL CONCETTO DI SE' POGGIA SULLA "INFALLIBILITA", DI DR.SSA CLAUDIA CARDINALI

Ven, 07/10/2016

DE (Disfunzione erettile): quando il concetto di Sé poggia sulla “infallibilità”.
M
. è un uomo affascinante, sulla cinquantina, molto energico e vitale. Occupa un posto di rilievo nel lavoro, coniugato da tanti anni e con figli. Rimasto orfano di entrambi i genitori in adolescenza si rimboccò le maniche e cominciò a viaggiare fino a farsi una posizione nella vita.

Il sesso era sempre stato un suo “punto forte” ed un aspetto importantissimo per lui. Nel momento in cui si è presentato al mio studio succedeva che l'azienda dove lavorava registrava un calo dei guadagni, e che la moglie aveva una maggiore attenzione al proprio aspetto fisico, già evidentemente migliorato.
M. soffriva da qualche mese (soltanto) di D.E., ossia gli succedeva di perdere l'erezione durante l' approccio sessuale con la compagna, la quale aveva lì per lì reagito male, con una chiusura. Ciò aveva aumentato l'ansia ed il malessere di lui.
M. era di fronte alla necessità ed opportunità di un cambiamento nel suo modo di vedere e di vivere certe situazioni. Capimmo che aveva imparato a “caricarsi” di responsabilità anche per ciò che non dipendeva direttamente e tanto meno, soltanto, da lui. Si era dunque formato una sorte di “Io onnipotente” per cui ogni cosa doveva andare bene perché ciò gli serviva per dimostrarsi capace, in grado di (valeva come una conferma all'idea positiva di sé). Questo modo di ragionare e di fare era (ed è, già) ansiogeno, e partiva dal presupposto negativo opposto (che lui non era “bravo”/ in grado di ).
Il cambiamento di due situazioni “esterne” (nel lavoro e nella moglie) mise in crisi tale concetto di sé.
Attraverso i nostri colloqui, M. capì presto queste cose e che doveva e poteva accettare anche che”qualcosa non andasse più nello stesso modo e/o che se non andava bene non era per forza (né soltanto) a causa sua”. Ciò lo tranquillizzò sufficientemente da poter recuperare una più sana idea di sé come persona di valore e capace, senza bisogno di dimostrarlo. Così, cominciò a concedersi anche di poter perdere l'erezione e/o di poter non sentire il desiderio sessuale, a volte; ad aver bisogno della comprensione e di una collaborazione più partecipe della partner nel sesso; nonché a mollare il suo modo controllante e genitoriale verso certi atteggiamenti e comportamenti della moglie.
Il risultato fu una sessualità più goduta e più sentita con lei, una comprensione reciproca più intima fra loro, e una soddisfazione ed un piacere nuovi nello scoprire e dedicarsi ad attività personali mai coltivate prima (per es. cucinare).
Via via il sintomo sessuale di M. ed il rapporto di coppia ebbero una evoluzione in positivo, laddove il loro era già un legame solido, importante.

Moltissime sono le situazioni dove la rigidità con la quale le persone costruiscono le proprie realtà, e poi le condividono con altri che gliele confermano, arrivano a fare acqua da qualche parte. E spesso il sintomo sessuale esprime tale disfunzione, suggerendo che occorre sostituire, cambiare qualcosa per riacquistare un ben-essere individuale e con l'altro/i.

Dr.ssa Claudia Cardinali