LA META' PERDUTA, DI DR. RICCARDO CABONI

Sab, 24/06/2017

Carissimi lettori questa settimina vi voglio raccontare la storia di un ragazzo e del suo percorso doloroso di accettazione.
Prima di iniziare con la storia vorrei sintetizzare il discorso di Aristofane circa la natura dell’amore, contenuto nel “Simposio” di Platone. Per poter comprendere la potenza dell’Amore, secondo Aristofane, era necessario prima capire l’origine della natura umana e le modificazioni che ha subito. Infatti, lui narra che all’origine vi erano tre generi: uomini, donne e androgini. Questi ultimi avevano le caratteristiche sia femminili sia maschili. Tutti e tre i generi erano molto potenti, erano dotati di quattro braccia, quattro gambe, due volti con un’unica testa, quattro orecchie e due organi genitali. Tutti e tre i generi nutrivano delle intenzioni arroganti tanto che tentarono di attaccare gli Dei. Gli Dei per contrastarli si riunirono per decidere cosa fare. Dopo faticose riflessioni, Zeus disse:
«Credo di avere un mezzo per il quale gli uomini possano esistere e lasciare la loro sregolatezza, diventando più deboli. Allora, adesso taglierò ciascuno di loro in due ed essi saranno più deboli e insieme saranno più utili a noi per il fatto d’essere più numerosi; e cammineranno eretti, su due gambe. Ma se ancora avranno l’intenzione d’accanirsi e non vorranno rimanere tranquilli, li taglierò in due una seconda volta, di modo che cammineranno su una gamba sola, saltellando».
Ciò detto, tagliò gli uomini in due e man mano che ne tagliava uno ordinava ad Apollo di rovesciare il volto e la metà del collo verso il lato del taglio, affinché l’uomo, osservandolo, si ricordasse del la punizione degli Dei. Una volta divisa in due la natura umana, ciascuna metà, desiderando la sua metà perduta, la raggiungeva e, abbracciandola forte e intrecciandosi con essa ,tentava di colmare il desiderio d’essere tutt’uno; non riuscendoci si lasciava morire di fame e d’apatia, perché non voleva fare niente separatamente. Zeus preparò un altro accorgimento e spostò davanti i loro genitali. Questo diede il modo agli uomini e alle donne di potersi unire con le metà perdute, che potevano essere anche le metà dello stesso sesso. Ciò permise agli esseri umani di potersi sentire di nuovo completi. L’amore degli uni per gli altri da tempo è innato negli uomini, riunisce la natura antica, e si sforza di fare, di due, uno, e di guarire la natura umana. Ciascuno cerca sempre il proprio complemento. Ognuno si strugge per la metà da cui è stato separato in origine.
Attraverso il racconto del giovane Luca proverò a guidarvi verso la natura dell’omosessualità e delle sue possibili implicazioni a livello di sofferenza dell’animo.

Luca è un ragazzo di 27 anni, cerca con grande fatica di portare a termine gli studi universitari. La sua famiglia è molto contenta del suo percorso universitario soprattutto del fatto che abbia scelto di proseguire gli studi. Il giovane ragazzo porta dentro di sé un grande segreto che riguarda la sua reale natura. Questo segreto è per lui motivo di vergogna, rabbia, frustrazione e paura. Vergogna che non può essere ciò che la sua famiglia si aspetti che sia. Rabbia perché non riesce a reprimere quelli che sono i suoi desideri più intimi. Frustrazione perché nonostante faccia di tutto per nascondere quella che è la sua natura non ci riesce. Paura perché teme di essere scoperto, deriso in pubblico e non accettato dalla sua famiglia e dai suoi amici. Luca non riesce ancora a dirsi quale sia la sua reale natura. Quando parla è chiaro l’imbarazzo nel pronunciare la parola omosessuale. Accettare la propria omosessualità per il ragazzo significa accettare di aver fallito la sua guerra personale, dove il nemico era sé stesso e il campo dove si svolgeva questa guerra era la sua anima. Troppo grande il dolore che pensava di dare ai suoi genitori, troppa la vergogna che sentiva e che credeva di procurare ai suoi genitori. Si vergognava della sua “natura” perché per lui non era “normale”: reprimeva il desiderio e l’ amore nei confronti di un’altro uomo, ma allo stesso tempo non riusciva a rinunciarci. Questo conflitto lo logorava dentro, perché nel momento in cui cedeva alla sua “natura” si sentiva in colpa e non viveva appieno l’esperienza, mentre quando si reprimeva sognava continuamente di essere scoperto mentre stava con un’altro uomo. La sensazione che predominava in Luca era quella di non poter mai essere felice, di non potersi sentire appieno realizzato e completo. Come se rinunciare alla sua parte omosessuale fosse un gesto d’amore nei confronti di chi gli voleva bene e in questo modo aveva una garanzia di non perderli.

La breve storia di Luca mostra come il dolore per la “metà perduta” possa essere un percorso d’amore prima di tutto verso sé stessi. Accettarsi come essere umano in generale è il primo passo per poter accettare chiunque sia diverso da noi. Diverso nel senso di non uguale, come il bianco è diverso dal nero. Il percorso d’accettazione dell’omosessualità alcune volte può essere un cammino molto doloroso a causa di una serie di condizioni limitanti, dipendenti da fattori sociali, culturali ed educativi. Un contesto sociale dove la “normalità” è “essere eterosessuali” è chiaro che non può essere una condizione favorevole per vivere in modo libero il proprio orientamento sessuale. La paura di non essere accettati per quello che sì è realmente non è prerogativa dell’essere omosessuali. Alcuni modelli culturali come bellezza uguale magrezza nella donna, possono essere fonte di un disagio più o meno grave. Molto spesso ciò che noi non conosciamo ci fa paura perché non sappiamo come gestirlo, controllarlo. L’essere diverso non è nella diversità dell’orientamento sessuale ma è nell’unicità e nella diversità in ciascun essere umano. Noi riusciamo a distinguere la gamma dei colori perché sono diversi gli uni dagli altri. E’ proprio questa diversità che ci permette di comprendere ciò che ci fa stare bene e ciò che ci fa stare male. La metà che Luca teneva repressa era la metà che gli è servita per sentirsi uomo, il vivere a metà la sua omosessualità non gli permetteva di vivere pienamente la propria vita. 
Proprio come Luca, può capitare a ciascuno di noi di non dare spazio alla nostra “natura”, per cui se non sappiamo chi siamo potrebbe essere difficile trovare la nostra metà perduta... Buona ricerca a tutti!!

Dr. Riccardo Caboni