IL MITO DI RAY BAN

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Nel 1937 il luogotenente John Arthur Mac Cready (14 ottobre 1887 - 15 Settembre 1979) aveva la passione per il volo in mongolfiera e anche un problema: il sole. 

Durante le sue trasvolate infatti non sapeva come difendersi dall'abbagliamento dei raggi solari e la cosa, per il mestiere che svolgeva , poteva rappresentare un problema di sicurezza. Decise di rivolgersi ad una azienda americana per la realizzazione di occhiali che gli facilitassero la vita. Quella azienda si chiamava la Baush & Lomb e misero a punto degli occhiali mai visti: lenti in vetro minerale in grado di filtrare i raggi ultravioletti e quelli infrarossi, una montatura leggerissima sagomata con forme a goccia per seguire meglio la forma del viso e placcatura oro per evitare reazioni allergiche della pelle

Il nome di questo modello non era un nome commerciale ma una spiegazione Ray Ban letteralmente "blocca raggi". Anzi per essere precisi il nome per esteso di questo proto-modello era "Ray Ban Anti Glare" ossia anti abbagliamento . All'inizio lo speciale occhiale venne adottato dalla U.S. Air Force come "accessorio" tecnico durante il secondo conflitto mondiale e sembrava un discorso tra addetti ai lavori come può esserlo uno strumento professionale. In realtà come tante altre cose nate per uno scopo preciso , (gli orologi ne sono un altro esempio), gli occhiali della Baush & Lomb conobbero una diffusione enorme e trasversale considerando che anche se non si pilota un jet, il sole può rappresentare un problema per tutti. A testimonianza del fatto che la prima versione nacque per esigenze professionali il modello più conosciuto fu denominato Ray Ban Aviator.

Questi leggendari occhiali conobbero una diffusione planetaria quando iniziano a essere indossati negli anni '50 da attori del calibro di Clark Gable e Gregory Peck diventando oggetti di culto, e successivamente anche da Presidente J.F.Kennedy, Marilyn Monroe, James Dean, Jack Nicholson, Sean Penn fino a Tom Cruise, che nel film Top Gun, compie una chiusura del cerchio virtuale compiendo un ritorno alle origini.

Il 1999 segna l'epocale passaggio di proprietà che dalla Baush & Lomb passa a Luxottica decisa a rilanciare il leggendario marchio americano che in quegli anni stava attraversando un periodo di profonda crisi. Luxottica riesce a risollevare Ray Ban apportando tecnologia e design italiano a un prodotto che non era più in grado di garantire standard qualitativi all'altezza ,adottando un nuovo sistema di distribuzione del prodotto e di comunicazione di mercato. Il risultato di questa operazione è stato il raddoppio del fatturato nel quinquennio 2001-2006. L'operazione recupero è stata attuata attraverso una valorizzazione dei principi fondanti della vecchia marca adottando nel contempo una politica di coinvolgimento del cliente. Eccezionale è stata per esempio la trovata pubblicitaria in cui si chiedeva ai clienti di fotografarsi con un paio di occhiali e di inviare la propria foto alla Ray Ban che le pubblicò, tutte insieme, su tredici enormi schermi in Times Square per una settimana. Senso di appartenenza quindi del cliente Ray Ban che solo una grande marca con una storia alle spalle avrebbe potuto richiedere.

 

Fabio D'Andrea