We are the champions: i Queen

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Milioni di dischi venduti. Concerti sold-out. Una vera icona del rock inglese, celebre per la continua sperimentazione musicale, in equilibrio tra rock, metal, rock psichedelico, elettronica-dance, gospel e classica. Il gruppo nacque nel 1971, dall'unione di Farrokh Buslara, ribattezzatosi Freddie Mercury (cantante), Brian May (chitarrista), John Deacon (bassista) e Roger Taylor (batterista). Il contributo di Mercury fu da subito essenziale perché diede alla band un preciso indirizzo musicale ed estetico. Risalgono al 1971 il primo tour e la prima registrazione di brani originali, che, attirando l'attenzione del discografico J. Anthony e di R. Thomas, fecero guadagnare ai Queen il primo contratto ufficiale. Il gruppo iniziò subito a lavorare al primo album che uscì il 13 luglio 1973, raccogliendo gran parte delle canzoni elaborate nel periodo precedente. Nel periodo immediatamente successivo, fino al febbraio 1974, si impegnarono nel Queen I Tour, dove, in qualità di gruppo di supporto, ebbero modo di farsi conoscere arrivando a partecipare a Top of the Pops, dove presentarono il pezzo Seven Seas of Rhye, che riscosse un buon successo radiofonico. L'8 marzo 1974 uscì il secondo album, “Queen II”, un disco piuttosto innovativo nel quale la band sviluppò sotto il profilo musicale il tema del bianco e del nero (bene/male), già introdotto in ambito estetico durante i concerti con costumi scenici. Il tour che seguì, portò la band ai vertici delle classifiche inglesi, ottenendo il disco d'argento, la pubblicazione del disco in Giappone e un tour in America, successivamente interrotto. Il terzo album, “Sheer Heart Attack”, uscì l'8 novembre 1974 e fece registrare il tutto esaurito nel relativo tour che toccò Gran Bretagna, Irlanda, Stati Uniti e Giappone. La strada per il successo era ormai spianata: la commistione e l'equilibrio di differenti generi musicali, quali il glam rock, gospel, l'elettronica e il rock psichedelico, garantì alla band il successo sia in terra inglese che in America. Nell'anno successivo i Queen produssero la celebre Bohemian Rhapsody, su testo di Mercury, vera canzone simbolo dell'ideale musicale del gruppo: uscita il 31 ottobre 1975, mantenne il primo posto in classifica per ben nove settimane e contò 150.000 copie vendute. Il relativo album, “A night at the Opera”, caratterizzato dall'unione tra rock e lirica, con risultati quasi ironici, fu un vero successo negli Stati Uniti. Il tour che seguì fu un vero trionfo, contando oltre 75 concerti. Il successivo singolo, Somebody to love (12 novembre 1976), confermò il successo e l'ascesa del gruppo che, il 10 dicembre 1976 presentò l'album “A day at the Races”, dalla critica giudicato però inferiore al precedente.  on i singoli We are the Champions e We will rock you, e l'apertura a nuove coinvolgenti forme musicali (inno), ottennero la quota di 2 milioni di copie vendute. Dopo il News of the World tour, la band si ritirò in Svizzera dove, nell'ambito dei lavori per l'album successivo, nacquero le celebri Fat bottomed girls (scritta da May) e Bicycle race (Mercury). L'album “Jazz” uscì il 14 novembre 1978 e, nonostante il successo di alcuni singoli (oltre ai già citati, anche Don't stop me now), venne duramente criticato per la mancanza dell'ironia caratteristica delle passate produzioni e per una certa artificiosità musicale. Giocando sulla presenza scenica di Mercury, la potenza espressiva e coinvolgente del live, nel giugno 1979 i Queen pubblicarono “Live Killers”, che riscosse un immediato successo: la teatralità musicale e scenica, il ruolo centrale del cantante e il coinvolgimento del pubblico resero infatti i concerti del gruppo esperienze uniche e ne garantirono la straordinaria partecipazione. Nello stesso anno presentarono il singolo Crazy little thing called love che riconfermò l'apprezzamento dei fans e introdusse il successivo Crazy tour. Con il 1980 si registrò un'importante svolta musicale per i Queen: il nuovo disco “The game”, registrato a Monaco di Baviera, riportò una deviazione verso l'elettronica, grazie all'uso del sintetizzatore e a melodie meno baroccheggianti e più asciutte, come dimostra Another one bites the dust. Questo cambiamento non influì sul successo del gruppo, che non a caso registrò vendite stellari e concerti sold-out, anche in America Latina. Nello stesso periodo nacque anche il singolo Under pressure, realizzato con David Bowie. In considerazione dell'eccezionale riscontro mediatico e del pubblico, il 3 novembre 1981 uscì “Greatest Hits”, la prima raccolta dei successi dei Queen, che contò 300.000 copie vendute: a questo grande successo seguì però una stagione tutt'altro che positiva, fatta di vita sregolata e notevole stanchezza fisica e psicologica, elementi che influirono pesantemente sull'album “Hot space” (21 maggio 1982) che, pur continuando la strada dell'elettronica e del dance-rock, propose pezzi alquanto forzati e improvvisati, deludendo parte del pubblico affezionato. A seguito dell'insuccesso e dei deteriorati rapporti interni al gruppo, all'inizio del 1983 la band si sciolse, dando il via a una nuova stagione di esperienze soliste. Già nell'agosto dello stesso anno però il gruppo si ricompattò per lanciare, nel gennaio seguente, il successo Radio Ga Ga, singolo dell'album “The Works” (27 febbraio 1984), che riportò i Queen ai vertici delle classifiche con nuove sperimentazioni pop-rock, hard-rock e la ritrovata ironia degli inizi: il singolo I want to break free fu un vero e proprio trionfo. Gravi polemiche sorsero dopo la tappa a Sun City (Sud Africa), quando il gruppo venne accusato di aver sostenuto l'apartheid a mero scopo economico, accettando di suonare nella città simbolo della discriminazione razziale. Difendendo la propria posizione apolitica, i Queen decisero comunque di sostenere diversi eventi benefici. Nonostante il calo di popolarità, la partecipazione a Rock in Rio (1985), con la conseguente pubblicazione di “Live in Rio”, e lo straordinario contributo al Live Aid (13 luglio 1985) al Wembley Stadium di Londra, esibizione memorabile per l'eccezionale performance di Freddie Mercury, diedero un nuovo slancio al gruppo che il 2 giugno 1986 promosse il nuovo album “A kind of magic”, colonna sonora del film “Highlander”, rappresentato soprattutto dal singolo Who want to live forever. Il relativo tour fu un successo strepitoso, soprattutto per la spettacolarità scenica: memorabile fu l'apparizione di Mercury a Wembley con pelliccia e corona, in veste di re!Il 9 agosto 1986 Mercury si esibì per l'ultima volta con il gruppo al Parco di Knebworth: seguì infatti una lunga pausa, durata tutto il 1987, che portò allo scoperto i primi problemi, legati soprattutto allo stato di salute di Mercury, malato di Aids. Nel 1988 tornarono con l'album “The Miracle”, che ottenne il disco di platino ma la rinuncia ai tours resero più insistenti le voci sulla malattia del cantante che appariva sempre più dimagrito e debilitato. Nel gennaio 1991 venne pubblicato “Innuendo”, che ottenne l'apprezzamento del pubblico con migliaia di copie vendute nell'immediato. Venne inoltre pubblicato il “Greatest Hits II” , promosso dalla celebre The show must go on, dal titolo quantomai eloquente. Spinto dalla sua situazione fisica ormai esplicita, Mercury dichiarò ufficialmente la malattia e il 23 novembre 1991 morì prematuramente per una broncopolmonite, aggravata dall'Aids. Il dolore dei fans e dei maggiori rappresentanti del mondo della musica fu notevole; i membri del gruppo, dopo una pausa, organizzarono il Freddie Mercury Tribute Concert a Wembley (20 aprile 1992) al quale aderirono i più svariati e celebri artisti internazionali, ottenendo un eccezionale partecipazione e successo. Seguirono l'album “Made in Heaven” (1995), contenente vecchi pezzi rielaborati e tracce vocali di Mercury incise prima della scomparsa, e le raccolte “Queen Rocks” (1997) e “Greatest Hits III” (1999).
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Federica Gennari