Carissimi lettori e lettrici oggi vi parlerò di ciò che il linguaggio psicologico viene definita come “causatività esterna”.
Generalmente le persone con causatività esterna tendono ad attribuire alle conseguenze dello loro azioni, sia positive sia negative, cause che esulano dalla loro responsabilità. Solitamente questa tipologia di soggetti sentono di non poter contribuire in modo decisivo alla riuscita o no dei loro obiettivi. Un esempio di causatività esterna è: “Ho superato l’esame perché sono stato fortunato!”, la frase potrebbe essere anche posta in modo inverso: “Non ho superato l’esame perché sono stato sfortunato!”. Ambo i casi sono identici. Cioè attribuiscono alla fortuna, o, al caso la riuscita o no del loro esame. Questa tipologia di soggetti non credono assolutamente di poter contribuire in primis nel superare o no l’esame.
Dare un’attribuzione esterna dal punto di vista psicologico è uno dei modi per non prendersi le responsabilità delle proprie azioni. Per responsabilità intendo sia i meriti sia demeriti. Questi soggetti tendono a pensare, o, credere che i loro comportamenti verso il mondo esterno non possano produrre nessun cambiamento. Questo tipo di atteggiamento non permette loro di usufruire appieno delle risorse emotive e cognitive, e ne tanto meno di accrescere al loro autostima.
L’atteggiamento non causativo può essere abbinato a una struttura di personalità poco matura, incapace di prendersi le responsabilità delle proprie scelte e delle proprie azioni. Nelle relazioni amicali, amorose e famigliari tendono a colpevolizzare l’altro se qualcosa non va o non è andata. Alcune volte non hanno la percezione che le loro azione possano produrre una reazione nell’altro. Tendono ad assumere un atteggiamento passivo nella relazione, cioè la loro risposta è conseguenza, molto spesso, del comportamento dell’altro. Hanno scarsa capacità di mediare all’interno della relazione, sono totalmente proiettati verso l’esterno. Non riuscendo ad assumersi le proprie responsabilità difficilmente riescono ad ascoltare e integrare le ragioni dell’altro.
Quindi se l’altro dice: “Sei aggressivo con me!“il non causativo tenderà a rispondere “Sono aggressivo perché tu mi fai diventare aggressivo!”; questi soggetti non hanno una piena consapevolezza a livello cognitivo e affettivo di sé, ciò potrebbe essere une delle motivazioni per cui non riescono a vedere il loro comportamento da un punto di vista diverso.
La convinzione che sia la fortuna o il fato a decidere della loro sorte fa si che questi soggetti non riescano a disporre delle loro reali risorse. La percezione rivolta all’esterno potrebbe essere stata rinforzata dall’ambiente culturale e famigliare. Ciò pero non vuole essere una giustificazione ma una delle molteplici cause. La ricerca delle cause esterne per questi soggetti è un’ancora di salvataggio, un porto sicuro dove approdare. E’proprio il porto sicuro che ci toglie la possibilità di navigare verso nuovi mondi e poterci permettere il lusso di sbagliare rotta. Un errore potrebbe essere un nuovo punto di partenza e non un punto di arrivo.
Dr. Riccardo Caboni